Fulmini

Stamattina sono uscita con una giacca leggera, e temevo non fosse sufficiente. In questo mese di temperature mai prevedibili, mi ricordo sempre la stessa cosa, e cioè un giorno della terza superiore in cui mi ero sentita male, forse avevo un po’ di tachicardia, forse volevo solo saltare un’interrogazione – buona la seconda – e mi era venuto a prendere mio padre. Una mia compagna mi aveva fatto i complimenti per la giacca, quella mattina, ed era una giacca leggera, appunto. Se avevo già cambiato gli armadi in quel periodo, che era la fine di aprile, allora sono nel giusto a mettere oggi un’altra giacca leggera.

Ho sempre avuto un’ottima memoria per le date: immagazzinavo i compleanni di tutta la classe, festeggiavo anniversari di eventi più o meno felici, più o meno dolorosi, e a volte rivivevo persino situazioni banalissime, ma che in qualche modo mi erano rimaste in mente, con giorno, mese e anno. Per un po’ di tempo ho pensato a un certo sabato in cui tutto quello che era successo era stato un invito ad uscire, e poi due anni dopo proprio quella data ha assunto una connotazione mostruosa, che adesso non potrò mai dimenticare; è stata nascosta lì tutto questo tempo, per citare grezzamente il film One day. Questo per dire che sono un genio oppure sono seriamente disturbata, buona la seconda anche questa volta.

Stamattina non riuscivo a ricordarmi precisamente la data del giorno della tachicardia e della giacca leggera, sapevo solo che era il primo lunedì dopo il San Giorgio – un’uscita di tre giorni con gli scout, per i profani – e infatti essendo stata via tutto il fine settimana non avevo aperto libro e non ero pronta per l’interrogazione, da qui la tachicardia, torna tutto.

Oggi è giovedì 24 aprile, e sto facendo le valigie per un altro fine settimana, di tenore molto diverso. Non ho mai scritto la data, fino ad adesso, e adesso mi rendo conto. Un campanello mi era già suonato quando, riflettendo sui miei impegni di lunedì 28 aprile, avevo pensato all’ultima volta che il 28 aprile era stato un lunedì, ma non mi ero soffermata. Invece stasera faccio le valigie e metto insieme il fatto che oggi è giovedì 24 aprile, e lunedì sarà il 28 aprile, e quindi si sta ripetendo proprio quell’anno là, quello del San Giorgio, e della tachicardia, e della giacca leggera, nei giorni esatti, che io sono un po’ fissata e trovo del simbolismo anche nei calzini che indosso (collant, bucate).

Giovedì 24 aprile 2008 stavo facendo lo zaino, ed ero al telefono con il mio migliore amico, avevo quasi sedici anni e mi lamentavo, tanto per cambiare. Facevo i capricci perché le cose non andavano come volevo io, e pensavo che sarei stata sola per sempre.

Lunedì 28 aprile 2008 ero al ristorante con i miei, e sotto alla tovaglia tenevo il cellulare per scrivermi con un ragazzo che avevo conosciuto al San Giorgio.

Ecco, qui io dovrei metterci proprio il punto finale, e sarebbe una bellissima storia d’amore e di speranza.

Invece, niente. Non ero molto interessata a quel ragazzo, siamo usciti insieme una volta, non ci siamo più sentiti, non ci ho mai più pensato. No, non è vero, tutte le volte che vengo accusata di essermi cercata gli infiniti dolori che mi ero addotta al liceo, sempre dietro allo stesso stronzo, io subito salto su: menzogna! non ero fissata con lui, tant’è che con un altro sono uscita, una volta.

Cinque anni dopo faccio le valigie, non piango al telefono con nessuno, ma un po’ vorrei, così, per buona abitudine. Spero di passare un fine settimana piacevole, ma non mi aspetto nulla dal lunedì. Dettaglio più, dettaglio meno, sono allo stesso punto di allora.

Ho un’ottima memoria per le date, ma per il resto non sono proprio un fulmine ad imparare, eh.

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