Io lo so com’è il Petrificus Totalus

Io dormo parecchio, alla mattina. Mi sveglio intorno alle sette, otto, quando gli altri abitanti iniziano a prendere vita, stiro le gambe, cerco angoli ancora freschi del lenzuolo dove appoggiare i piedi, abbraccio di nuovo il cuscino e sprofondo nel sonno. E’ il sonno più bello, quello, perché sono pienamente cosciente di essere nel mio letto, al caldo, e di avere ancora qualche ora di beato ozio: di notte mi rigiro sbuffando perché non trovo mai una posizione comoda, rimugino troppo, guardo il telefono ed è sbagliatissimo, perché ormai lo sanno tutti che bisogna stare lontani dagli schermi luminosi per minimo un’ora prima di coricarsi. Però a volte la mia attività preferita mi riserva brutti scherzi.

Stamattina mi sono dovuta alzare all’alba, e quando sono rientrata mi sono imposta fermamente di non tornare a letto. In questi giorni sono abbastanza libera (aka non ho lezioni e non ho più vita sociale), quindi avrei potuto rimettermi il pigiama, ma ho resistito stoicamente, mi sono avvoltolata in una coperta, sono andata in salotto per meditare sul da farsi e sono crollata addormentata come una pera cotta sul divano.

Ho sognato, ho sognato tanti scenari diversi, confusi, non saprei più distinguerli l’uno dall’altro. Vedo il colore giallo, forse perché c’è un po’ di luce che entra dalla finestra, anche se è una luce biancastra, sta nevicando. Poi è tutto cambiato. Sono sul mio divano, in salotto, nella posizione in cui mi ero addormentata. Percepisco il calore della coperta e la manica ruvida del maglione sotto la guancia. Devo svegliarmi immediatamente, perché ho capito che sta succedendo di nuovo.

Sono completamente paralizzata. Mia madre dice che è perché dormo troppo, forse ha ragione, ma io sono stufa di considerare ogni cosa sgradevole che mi capita come ovvia conseguenza di qualcosa di “sbagliato” che ho fatto io, quindi prendo semplicemente atto del fatto che sono per l’ennesima volta bloccata, non riesco ad aprire gli occhi del tutto e tanto per cambiare non mi esce nemmeno un filo di voce. Tutto regolare, è una seccatura, di solito mi premuro di mettere una sveglia nel cellulare, mi sembrava di averla impostata ma magari manca ancora troppo tempo. Le prime volte mi spaventavo, mi agitavo, provavo a chiamare aiuto e mi ritrovavo muta, mi spaventavo ancora di più. Con il tempo ho imparato che l’unica cosa da fare è aspettare di svegliarmi del tutto: so che non sto più sognando, so dove mi trovo e quello che mi sta succedendo, ma non sono ancora del tutto nella realtà. E’ ormai routine, come quando si cade nella tromba delle scale e poi ci si schianta sul letto. Sono fortunata, ho fatto qualche ricerca e ho visto che a volte le persone in queste situazioni avvertono anche presenze mostruose nella stanza: a me sembra sempre ci siano i miei genitori o mia sorella, o comunque persone che conosco, è un po’ più rassicurante. E’ vero, li sento che mi mettono una mano sulla testa, che provano a svegliarmi, quando in realtà la maggior parte delle volte non sono neanche passati di lì, ma va bene, probabilmente sono ancora stralci del sogno, alla fine io mi trovo a metà tra inconscio e realtà. Quindi mi metto lì, anzi, in effetti ci resto perché non posso andare da nessuna parte, e aspetto.

Questa mattina è diverso. Sono più consapevole della mia posizione del solito; so perfettamente di essere sola in casa e che nessuno dei miei può comparire. E invece qualcuno arriva lo stesso. E’ un uomo vestito di scuro, non vedo la faccia perché non posso aprire gli occhi più di tanto, passa dietro al divano. Inizio a sentirmi un po’ inquieta, non capisco se mi può aiutare. Cerco di muovermi, a volte sono riuscita a dondolarmi abbastanza da rotolare e svegliarmi. L’uomo mi afferra sotto le ascelle e prova a trascinarmi per terra, e sono un sacco di patate, non posso fare assolutamente niente, in tanti anni avevo conquistato qualche piccolissimo movimento, ma adesso è come se mi avessero attaccato la testa su una statua. Avverto il mio corpo, ma ogni impulso che parte dal mio cervello sembra rimbalzare contro delle pareti di pietra. Posso solo rassegnarmi e sperare che finisca presto. Tutto quello che continuo a pensare è “Ti prego, svegliati, svegliati, cazzo, ti manca pochissimo, devi solo aprire un po’ di più gli occhi”. Provo a dimenarmi, a cadere come fanno in Inception, niente. Deve essere molto forzuto, l’uomo, perché immobilizzata come sono devo essere pesantissima, mi sento pesantissima. Sento il suo braccio che mi stringe e penso “Ok, questo non è buono”. Ho fatto solo due lezioni di jujitsu fino ad adesso, figurati se riesco a difendermi, soprattutto vista la situazione. Mi sento tradita, questo sconosciuto sta invadendo il mio incubo personale, e con il sonno che ancora mi pesa sulle palpebre non posso nemmeno capire chi è. Sento la disperazione montarmi dentro, perché mi sembra che stia durando parecchio. Immagino che i miei tempi siano sfasati rispetto a quelli reali, ma dovrei essere sveglia, accidenti, non posso lasciare che l’uomo mi porti via finché sono così, impotente.

Finalmente suona il cellulare, un trillo irritante che però viene dalla realtà, scaccia via l’uomo e mi rilassa finalmente i muscoli. Respiro di nuovo liberamente, tasto la coperta, guardo la stanza che è esattamente identica a pochi secondi prima, ma almeno adesso posso muovermi. La testa mi fa male, vedo dei messaggi a cui rispondere ma il cellulare mi pesa. Sono esausta, come sempre.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...