Ho ucciso una coccinella

Di questi tempi non si può nemmeno crogiolarsi un po’ sotto una doccia bollente che ci si ritrova ad avere in mano il proprio destino, a bilanciare gli influssi negativi e positivi dell’universo in un solo gesto; in un secondo di ignorante relax ecco che si gioca l’equilibrio di una vita. Io per l’appunto me ne stavo cogitabonda sotto il getto, domandandomi oziosamente fino a quanti gradi avrei potuto portare la temperatura dell’acqua senza morire, quando qualcosa di non ben identificato scese in picchiata accanto a me, andando a planare sull’anta. Presa dal panico – e non essendo proprio una lince – feci l’unica cosa che mi sembrava sensata: aprii violentemente l’anta, in modo che l’essere finisse schiacciato tra quella e il muro. A parte che era stata un’idea davvero stupida (avrei potuto rompere il vetro, avrei dovuto pulire sangue di insetto dal muro del bagno), mi resi conto di aver commesso un gravissimo delitto. Avevo ucciso una coccinella.

coccinella-01

Un essere innocente e lieto, portatore della buona sorte, di nozze a breve, di figli, di tanta tanta tanta felicità, brutalmente ucciso nella doccia come se fosse Marion Crane di Psycho, e io il folle Norman Bates.  Quando una coccinella ti vola accanto è un buon auspicio, ed ecco che assassinavo la mia stessa fortuna, dopo averla tanto invocata. Mi prefiguravo già anni di sciagure, e mormoravo scuse al cadaverino, tipo “Giuro che non l’ho fatto apposta”, “Perdonami, pensavo che tu fossi un tafano”, “Era legittima difesa”, “Voglio il mio avvocato”, quando mi resi conto che la coccinella si stava muovendo. Risaliva non tanto rapida su per l’anta, e compresi a quel punto che l’urto le aveva spezzato un’ala, ma non l’aveva privata del soffio vitale.

Gaudio, letizia, sollievo. E quella demente va a infilarsi nel perno dell’anta.

Ecco, la situazione divenne davvero drammatica: se uscivo dalla doccia quella moriva schiacciata, se lei viveva io rimanevo chiusa lì a vita. Con il dito provai a punzecchiarla per farla spostare, ma senza successo. Pensai addirittura di vincere il mio ribrezzo e afferrarla, ma si era davvero incastrata per bene. Il dilemma etico e morale si era fatto molto intenso: anche l’avessi salvata, con il mio sacrificio, che vita avrebbe avuto con un’ala spezzata? E se avessi passato il resto dei miei giorni chiusa dentro una doccia, a che pro salvare la coccinella menomata, cosa farmene della sua fortuna? (Quest’ultima considerazione è forse troppo cinica e utilitarista, ma devo essere onesta in questa mia cronaca). E allora, la finii.

Ho ineluttabilmente attratto la sciagura sul mio capo, se speravo di salvare l’anno all’ultimo mese ora è evidente che non accadrà, che perderò tutti i capelli, che sarò cosparsa di piaghe, che morirò sola circondata da criceti, che i gatti almeno qualcosa te lo comunicano, ma no!, per me solo criceti.
Sono dannata.

Vado a squartare un unicorno, e poi sarò pronta a unirmi alle schiere del Signore Oscuro.

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