Un’altra ricetta di cui sicuramente sentivate il bisogno

In questo radioso pomeriggio di sole, in questa benedetta giornata ottobrina che ci regala l’ultimo calore prima del freddo che verrà, mi sono ritrovata chiusa in casa a studiare e a spentolare. Avete presente quelle serate tra amici in cui si fa che ognuno porta qualcosa? Ecco, presa dal panico ho detto che avrei portato una quiche. La verità è che ho pochissima fantasia in materia, e troppo poco tempo per fare un dolce, che è tipo l’unica cosa che posso affermare di saper cucinare. Se quindi non è un problema realizzare una Sacher, sono una totale inetta nella preparazione del cibo vero, quello salato, insomma. Avendo portato diverse volte una Quiche Lorraine, o comunque la versione di Quiche Lorraine di mio padre, ho pensato bene di sperimentarne una variante con due degli alimenti di cui mi nutro più volentieri: zucchine e taleggio. Ho spulciato un po’ di libri e siti, ma essendo pigra, e non avendo idea di cosa sia il dragoncello, e neppure avendo la voglia di tagliuzzare ventimila erbe aromatiche o rischiare la vita con la noce moscata, ho finito per usare papale papale la ricetta di mio papà, sostituendo semplicemente i miei due nuovi ingredienti alla pancetta e al groviera. Poi, dato che l’ultima volta che vi avevo intrattenuto con le mie avventure culinarie vi è piaciuto tantissimo, tanto che tuttora quel post primeggia nelle classifiche, ho fotografato i vari passaggi – sull’onda di un entusiasmo incontenibile – e ho deciso magnanimamente di condividere con voi la mia impresa.

Prima di tutto ho lavato e schierato le millemila zucchine comperate – infatti ormai su di giri avevo promesso di fare una quiche anche per la mia amorevole famiglia, quindi ho raddoppiato le dosi – e le ho instagrammate, perché per una ricetta da un’ora e mezza è più divertente impiegare tutto il pomeriggio. Come colonna sonora ho messo l’ultimo album di P!nk su Spotify, mi sembrava giusto.

i miei soldatini
i miei soldatini

Dopodiché le ho tagliuzzato a rondelle (mi raccomando, non mi lasciate le due estremità!), sentendomi un abile cuoco giapponese, di quelli che maneggiano con destrezza i peggio coltellacci e fanno toc toc toc velocissimi. Essendo quindi così presa dalla mia nipponica interpretazione non posso dire di aver prestato molta attenzione alla dimensione delle stesse rondelle, ma voi ben sapete che è meglio siano tutte uguali, né troppo spesse né troppo sottili.
Una volta affettate tutte le zucchine, le ho passate in padella con un filo d’olio, e sia “passate in padella” che “filo d’olio” sono due eufemismi, perché ci ho messo tipo quaranta minuti a cuocerle – nota per il futuro: con così tante zucchine, è meglio usare due padelle – e sei litri d’olio d’oliva, nel sacro terrore non bastasse per tutte quelle centocinquantamila rondelle. Le zucchine vanno costantemente sorvegliate, e girate, e su e giù, e su e giù, che in effetti non è proprio il massimo del divertimento, ma almeno posso usare il cucchiaio di legno che è il mio utensile preferito insieme alla sac-à-poche.

il drammatico momento in cui realizzi che le tue zucchine hanno raggiunto contemporaneamente tre stadi di cottura: bruciate, cotte il giusto, crude.
il drammatico momento in cui realizzi che le tue zucchine hanno raggiunto contemporaneamente tre stadi di cottura: bruciate, cotte il giusto, crude.

Bisogna fare molta attenzione a non cuocerle troppo, perché dovranno comunque essere infornate successivamente insieme al resto della quiche. Io, ad esempio, ho sbagliato e alcune le ho pure bruciacchiate.

mentre attendevo si ultimasse la cottura delle zucchine, ho degustato del succo di melograno come fosse scotch o qualcosa del genere, solo più rosso.
mentre attendevo si ultimasse la cottura delle zucchine, ho degustato del succo di melograno come fosse scotch o qualcosa del genere, solo più rosso.

Dopo aver vergognosamente fatto finta di aver cotto la verdura in modo adeguato, l’ho salata, pepata e lasciata a raffreddare, e sono passata alla parte un po’ più divertente, dove ho massacrato una forma di taleggio tentando di toglierci la crosta. Io non faccio testo perché taglio via la crosta pure al brie, ma sono abbastanza certa che quella del taleggio non sia commestibile, e poi sembra fatta di squame di Dorsorugoso Norvegese, non proprio appetitosa. Per completare il ripieno ho sbattuto tre uova intere, un tuorlo e circa 200 ml di panna liquida (non quella dei tortellini, mi avete capito bene?). Sbattere le uova è un altro di quei gesti da chef – come tagliare le zucchine, appunto – che danno grande soddisfazione, quindi mi sono goduta ogni attimo. Non saprei darvi la motivazione di quell’ultimo tuorlo solitario che ci metto, ma dà oggettivamente l’idea che io ci sappia fare, e così mi rimane un po’ di albume da spennellare sulla torta alla fine. Alti, altissimi livelli.

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ho usato una brocca per misurare la panna, poi invece ci ho messo dentro prima le uova e amen

Ovviamente io non sono quella ragazza che si mette a smatterellare la pasta brisè preparata alle cinque del mattino insieme alle cinciallegre, quindi l’ho comprata già fatta, che i produttori di pasta brisé sono così premurosi da vendertela già arrotolata nella carta da forno. Si srotola, si adagia sullo stampo così com’è, si strappa la carta in eccesso, si bucherella un po’ con la forchetta per evitare che si gonfi dentro al forno e ci si risparmia un bel po’ di tempo. A quel punto ho messo tutte le cosucce che ho preparato sulla pasta stesa, stando attenta a non far precipitare i bordi dentro il ripieno, cosa che puntualmente è successa.

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ve l’ho detto, vero, di metterci anche il taleggio?
la crema a base di panna e uova tenta prepotentemente di rompere gli argini di pasta brisè, con successo
la crema a base di panna e uova tenta prepotentemente di rompere gli argini di pasta brisè, con successo

Sembra sia ormai finita la fatica, invece si deve infornare, a 180°, che se vi siete ricordati di preriscaldare il forno avete tutta la mia stima, e vi dico che con uno stampo di alluminio il rischio che si sfasci tutto è molto alto. Mantenete un livello di attenzione costante in questa fase delicatissima. Teoricamente dovrebbe cuocere per 50 minuti, io ho puntato il timer a 25 e poi da lì ho controllato ogni 5 minuti finché non ho visto assumere alle mie due tortine un bel colorito sano, dorato, e schiumoso – immagino fosse dovuto a tutto quell’olio. Si testa con il coltello la cottura al centro, e, incredibile ma vero!, la quiche alle zucchine e taleggio è infine pronta, e si può lasciare a raffreddare pregando tutti gli dei che si conoscono che sia commestibile.

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Che poi, faccio la raffinata a fare una quiche, ma due volte su tre la chiamo kitch.

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