Sempre tutto bene

Siamo diventati grandi, o meglio, abbiamo raggiunto la maggior parte delle tappe della crescita, senza accorgercene veramente. Chi si ricorda il momento esatto in cui lo scarabocchio A ha avuto un senso ai nostri occhi, e ne aveva ancora di più se messo accanto a una L e poi a B, E, R, O, non solo una fila di lettere che avevamo imparato a tracciare e decifrare, ma anche qualcosa di concreto e tangibile, visibile fuori dal foglio di carta con tutte le righe storte? O il preciso istante in cui un piede incerto ha dato il via a una pedalata sicura? Man mano che il tempo passa sono sempre di più le cose che abbiamo imparato e che si sono talmente tanto inserite in noi da non avere più una data di inizio. La volta che abbiamo scoperto che una bottiglia di birra fresca poteva cambiare il corso di una brutta giornata, o quando abbiamo capito come separare il tuorlo dall’albume, o ancora che gli uomini sono tutti degli stronzi, fattene una ragione, è una cosa da dirsi quando proprio una ragione non la puoi trovare.

Io maledico il giorno impreciso, l’ora che sfugge codarda dalla mia memoria, in cui ho iniziato a contare. Se conti fino a dieci girando la manopola della doccia l’acqua uscirà calda, se controlli il gas tre volte andrà tutto bene, se ti ripeti che andrà tutto bene altre tre volte allora andrà tutto bene. Più o meno è così che funziona, no? Non è che ci credi fino in fondo, ma a qualcosa devi aggrapparti per non farti venire la nausea. E’ stancante, perché non cambia mai niente, e nell’immobilità generale ti affezioni a qualsiasi routine, senza distinguere tra quella buona e quella cattiva. Ma poi, dato che le azioni non ti aiutano poi più di tanto, perché è la mente quella che ti fotte, è la mente che qualcuno disse un giorno che può fare da sola del paradiso l’inferno e viceversa, allora è lì che ti rifugi, e per calmare l’ansia non ti bastano più i numeri, devi andare al nocciolo del problema, e anche questa è una cosa che non ricordi come l’hai imparata. C’è stato un secondo in cui hai pensato che l’importante era risolvere la situazione dentro la tua testa, e che rimuginandoci sopra con la sola potenza del ragionamento sarebbe andato tutto bene. Perché chiaramente è sempre quello che cerchi, il tutto bene. Che sono anni che ti dicono che andrà tutto bene, andrà tutto bene, andrà tutto bene. Tre volte, va detto, se no non funziona.

E in linea di massima va poi bene così, finché riesci a studiare, a ridere, a parlare con gli amici. Oh, magari ci sono quei giorni che non ti alzi dal letto perché all’incredibile potere protettivo delle coperte ci credi anche se sai che i mostri non sbucheranno più da sotto al letto dei tuoi genitori ma ce li hai tutti dentro. E sai anche che è proprio finché ci saranno quei mostri che le cose non andranno tutte bene, e finché ti tengono compagnia loro non puoi permettere a nessun altro di farlo, e un po’ questa scoperta qui ti consola perché puoi pensare che non è colpa tua se certe cose non le devi condividere, a chi potresti mai chiedere di farsi carico di tanta immeritata merda? Anche perché inizi a chiedere qualche rassicurazione a un’amica, e a un’altra, ma poi l’effetto calmante delle loro parole svanisce dopo un poco, e si rifà tutto daccapo, e a quel punto servono nuove frasi mantra da farsi dire perché magari se non sei te a ripeterle non sono false. E’ oggettivamente impossibile gestire una persona così, mi ricordo molto bene quando qualcuno un pomeriggio d’inverno di più di un anno fa mi aveva guardata negli occhi e mi aveva chiesto se sarebbe andato tutto bene, e io avevo risposto, un po’ stupita, non capendo cosa mi stava in realtà dicendo: “Andrà tutto benissimo”, ma forse non gli ero sembrata tanto convinta, perché poi niente è andato tutto bene, affatto. E forse adesso che so cosa stava succedendo vorrei tanto dirgli che non avevo idea di come sarebbero andate le cose, che io devo sempre controllare tutto, e avevo una paura fottuta di lasciarmi andare, e che è più facile dire qualsiasi cosa al mondo che ti voglio bene, e che magari non era davvero il caso, magari sarebbe stato un disastro, magari sarebbe andato tutto male, perché dietro al mio ottimismo della domenica io credo molto di più alla probabilità che finisca tutto in vacca, però magari provare a stare bene non avrebbe fatto così schifo. Ma a un certo punto certe cose non le puoi più dire, e dal niente ti ritrovi a stare dall’altra parte, a chiedere a tutti se ci sarà una benedetta cosa che andrà bene, se ci sarà qualcuno disposto a dirti “Staremo bene”, ma il fatto che non debba essere un qualcuno qualsiasi rende spaventosamente impossibile l’idea che qualcosa andrà bene. E la cosa peggiore è che sai che finché stai così non hai oggettivamente nulla da offrire a quel non qualsiasi qualcuno. Alla fine è la paura quella che come al solito prende il sopravvento, il terrore atavico di non essere mai all’altezza nemmeno nella remotissima ipotesi di avere quello che vuoi. Quindi forse è meglio così, almeno finché non ne salti fuori, ma questo consolante pensiero non basta quando una frase ti fa venire mille dubbi, quando basta ogni possibile doppio significato a farti sbarellare. In quei momenti ti senti sporca, ti senti quella pazza. E una parte di te sa che non sei davvero pazza, che sei soltanto molto infelice, ma pensi troppo, ragazza mia, pensi troppo, e questo ti rovina da quel giorno lontano che non riesci a ricordare.

Ci sono quelle convinzioni che hai ben radicate, quelle buone, come quando sai qual è il mestiere che sei destinata a fare, o quando riesci a capire subito se due persone sono giuste l’una per l’altra e quando invece no, perché un po’ ce l’hai questo dono di interpretare gli altri; però nel caos in cui ti ritrovi anche questi grossi galleggianti sembrano travolgersi. Se anche fosse tutto giusto, ma non accadesse? Se il bene fosse proprio qui, ma non venisse colto? Se stessi sbagliando tutto, rendendo sostanzialmente questo tutto, dal mio intuito, dai miei pensieri quelli sani, ai miei sentimenti quelli puri una bugia colossale?
Ma poi passata la crisi basta un respiro bello profondo, contare fino a dieci e ripetersi “Andrà tutto bene”. Andrà tutto bene. Andrà tutto bene.

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