(366) giorni insieme

Era una domenica, era dopo pranzo, un esame incombeva. Si sa che la domenica è un gran brutto giorno per studiare, ne avevamo la coscienza individuale prima, poi grazie a Facebook abbiamo scoperto che era una piaga comune, come le zanzare a novembre, l’avvicendarsi delle stagioni e la tonnellata di compiti da fare prima di rientrare a scuola in settembre. Quindi era una domenica invernale e nebbiosa, il social network non mi regalava emozioni ma neanche il manuale di Diritto del Lavoro, e così ho aperto un blog. L’idea mi solleticava da un po’, perché da qualche tempo avevo iniziato a saltellare da un sito all’altro appassionandomi alle vite delle blogger che seguivo, e ormai le conoscevo come fossero mie amiche. Di più, alcune mi sembravano me stessa. Ma magari il mio quotidiano non era così interessante, e quindi rimandavo. E poi, come ho il culo pesante io, nessuno mai. Un pomeriggio però mi ero ritrovata a prendere un caffè con un amico in centro; io facevo la buffona per strappargli un sorriso – perché vi giuro che io di sorrisi come i suoi non ne ho più visti – e lui a un certo punto mi fa: <<Ma tu sei un genio. Dovresti raccogliere da qualche parte tutto quello che dici, che so, un libro, una raccolta>>. Vabbé, io ci stavo provando, forse anche lui, quindi sappiamo tutti qui dentro che la parola “genio” non era da intendere proprio seriamente. Con questa bella pulce nell’orecchio, in ogni caso, il 29 gennaio 2012, dopo un paio d’ore di travaglio virtuale, ha visto la luce il Diario di una Piantagrane.

Gli intenti erano abbastanza confusionali. Non volevo essere una food blogger, ma qualche ricetta mi sarebbe piaciuto metterla. Non volevo essere una fashion blogger, troppe persone di sicuro ricordano i miei imbarazzanti outfit delle medie e del liceo (perché adesso proprio la Ferragni, eh), ma mi divertiva l’idea di parlare di tendenze completamente a caso. Non volevo essere soltanto una che spara cagate, ma speravo di mettere nella narrazione un po’ di quel wit che mi sembra di possedere quando parlo (è a questo che serve la sincerità, signori, a impedire a un’amica rompiballe di rompere le balle al mondo pure sull’internet). Ovviamente, non volendo specializzarmi non rientro tra quelle che dopo il primo anno già sono candidate a non so più quali Blog Awards. Magari se posto qualche outfit divento famosa di botto “Oh, ma guarda quella che fa le parodie delle fashioniste, che si veste come una rifugiata del Kosovo!”, ma non è quello che cerco. Dopo poche settimane di vita, però, qualcosa ha inevitabilmente invertito la rotta dei miei pensieri, e mi rendo conto che questa mia paginetta è diventata più che altro un veicolo di autoanalisi, uno spazio per le mie riflessioni più nere, talvolta, e un centro di gravità permanente di lagne. Sono venuti fuori argomenti un po’ delicati per essere sbandierati, ma ho letto tanto da sapere che di certe cose bisogna parlarne. Mi riservo comunque un’intera vita privata per me, e soprattutto proteggo quella delle persone a me più care, quindi in sostanza ho la coscienza a posto.

Per questi altri 365 giorni di piantagranate io metterò un filtro alle seghe mentali, ai fattacci miei. Più trash per tutti, dico io! Ho creato un sacco di rubriche che ho abbandonato dopo il primo post: è ora di riportarle in auge. Io rimugino, mi accartoccio il cervello, smartello sui nodi più difficili invece di scioglierli, alla fine mi annoio da sola e mi butto su The Carrie Diaries. Che io ve lo dico, già dal trailer mi faceva schifissimo, io rivoglio SJP e le ragazze!, e invece. Invece non c’entra un piffero con Sex and the City, è da teen-ager, ma è fresco e piacevole e i miei tre chili di risentimento e materia grigia staccano la spina completamente per quaranta minuti. Chiusa parentesi seriale. Mi sono anche stancata di tutto questo scuro, questo rosso, questa cupezza. Quindi cambio anche lo sfondo, il tema, il widget, non ho idea di come si chiami. Mi piange il cuore per la perfezione con cui combaciava con l’idea di Diario, ma niente toglie che ci possa tornare prima o poi. Mi porta il vento, i giri che fa non dipendono esclusivamente da me.

Mi faccio gli auguri da sola per aver mantenuto fino ad adesso la costanza di tenere aggiornato un blog, di essermi impegnata a scrivere anche quando proprio non avevo lo sbatti, e di riuscire a convincere ogni giorno qualcheduno a leggermi. E’ una grande, grande soddisfazione per il mio ego. E non temete. Proprio come quel 29 gennaio 2012 io continuo imperterrita, incorreggibile, impudica a lavorarci con gusto, nonostante e specialmente, sotto esame.

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