Life as we know it

L’anno scorso, o forse erano due anni fa, insomma, io e il tempo si sa che abbiamo divorziato da mo’, uscì al cinema quel film con Justin Timberlake e Mila Kunis (“lo sapevate che”: è eterocroma, come un’altra persona presente su questa pagina) su due amici che decidono, pensate un po’ voi, di avviare una relazione basata esclusivamente sul sesso. Benissimo, a un certo punto i due mariuoli discutono su quello che succede di solito dopo il Lieto Fine, quando i due protagonisti corrono verso il fondale di un tramonto, si giurano amore eterno, titoli di coda. Justin risponde che quella è competenza dei porno, ma io che ho sempre bisogno di costruirmi castelli su terreni non normalmente edificabili ho iniziato a scervellarmi a modo. Inutile a dirsi, non mi sono mai trovata in questa situazione, anche se ho sempre sognato una trashissima scena al rallenty dove ogni malinteso viene spiegato e il vero amore coronato. Possibilmente sotto la pioggia, sotto la neve (già due occasioni mancate questa stagione quindi!), comunque inaspettatamente. Eh vabbè.

Però oggi ho fatto un esame di quelli che assolutamente non vedi l’ora di toglierti, quelli che ci stai su dei mesi e ormai sputi sangue e inchiostro, e ogni persona di mia conoscenza era diventata estremamente partecipe. Quindi la mia vita che è una sit com [da lì il titolo che mi suonava, ma quella roba lì non l’ho mai vista] in un certo senso ha coinvolto, loro malgrado, i miei amici come una di quelle serie televisive fatte con i piedi ma che guardi per disperazione, con le voci che arrivano dopo e il microfono che spunta dall’alto. Orbene, stamattina c’è stato il finale dolceamaro, con la studentessa diligente che incassa il suo voto sudato ma si sente un groppo in gola che non riesce a spiegare – la critica lo interpreta come un chiaro sintomo di sindrome di Stoccolma, la studentessa ci mette dentro un quintale di altre vicende che proprio non c’entrano una pigna con lo studio. L’angoscia che ha tenuto il telespettatori incollati allo schermo ha raggiunto il suo culmine ed è scemata, e la domanda che si fanno è: E ADESSO? Certo, ci sarà lo speciale sui Maya a Mistero il 20 sera, ma nel frattempo non è che c’è un trailer, un promo per un’eventuale seconda stagione? Uno poi dalle boiate diventa dipendente.

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c’è già il banner con il logo

Gentili ascoltatori, non succede un bel niente. Ci si annoia come ci si può annoiare solo quando si è liberi ma gli altri hanno vite più interessanti e impegni reali, e solo come quando ci si concede, per qualche minuto ogni giorno, di girare nella propria testa la perfetta scena rallenty dove tutti i malintesi vengono chiariti ecc ecc. Non hai fantasia per scrivere un romanzo, ma certe giustificazioni paradossali e improponibili ti vengono in mente come non avessi fatto altro tutta la vita. Per non parlare di quanto poco ti faccia paura il salto nel vuoto dopo il Gran Finale, anzi, hai già il soggetto per trarci un film, facciamo pure #sixseasonsandamovie, come dicono gli appassionati di quel capolavoro che è Community. Intanto per il convento però passa questo, e ti metti ad ascoltare le canzoni natalizie di Michael Bublé per entrare nel mood, e guardi la tv a metà mattina, e leggi fino a farti venire il mal di testa, e ti rimetti indosso il pigiama prima di pranzo.

C’è comunque un tuttavia: probabilmente questo è solo un mid-season finale scritto da qualche sceneggiatore licenziato da CW, e si sta discutendo con lo showrunner, quindi c’è qualche possibilità che i nuovi episodi, previsti al più tardi per gennaio 2013, portino una ventata di freschezza in questa serie ormai un po’ ammuffita. I segnali di stanchezza erano evidenti e annunciati già da settembre, ma coloro che sono ancora appassionati non devono demordere. Se per caso vi siete ciucciati le ultime tre stagioni di Gossip Girl, saprete che più sotto non si va. Da qui si migliora e basta.

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Dovevo solo togliere un mucchio di vestiti

Se dovessi riassumere il mese di dicembre in una parola, probabilmente userei “Riunione”. Perché mai come in questo periodo la gente sente il bisogno di riunirsi intorno al tavolo, con una qualsiasi scusa per allenare lo stomaco in vista della grande abbuffata finale, suddivisa in tre round il 24, 25 e 31. Non c’è occasione migliore per rivedere vecchie conoscenze, nuovi amici, gruppi di studio, di sostegno, compagni di setta e di merende e “farsi gli auguri in vista dell’anno nuovo”, in cui di sicuro non ci rivedremo finché non sarà nuovamente dicembre. A casa mia poi, per motivi compleannistici – che non riguardano me nello specifico – è anche tempo di ritrovi famigliari anticipati, e insomma tutto questo si riassume nuovamente in un concetto, formato questa volta da due parole: pulizie domenicali.

Ma stiamo parlando di me: la mia camera da letto da tempo ha deciso di arrendersi al Caos che regna sovrano nell’universo, e rispettosa come sono di tutto ciò che è incontrollabile non ho mai osato contrastare la piega che stava prendendo il mio covo. E poi, sono sempre andata molto fiera di non essere quel tipo di donna casalinga ingrembiulata che passa istericamente il Vetril su qualsiasi superficie e su qualsiasi essere inanimato. Sbadiglio sonoramente davanti ai negozi di articoli per la casa, luoghi che sono sicura essere la proiezione in terra di una qualche cornice del Purgatorio di cui non ci hanno mai voluto parlare per non farci sospettare niente, così come davanti al reparto detersivi del supermercato. Tra l’altro, quando vado a fare la spesa tendo a lasciare proprio quegli stessi detersivi sul tavolo della cucina, nella convinzione che si smaterializzino e arrivino direttamente nel posto in cui dovrebbero stare, e che io ignoro completamente. Quindi capirete il mio urto quando mia madre, nella sua classica e temutissima modalità Mammisterica-che-ha-ospiti, mi ha urlato di togliere la mia roba dal bagno. Ero immersa in auliche riflessioni ben più meritevoli di un mucchio di vestiti lasciati sul mobiletto degli asciugamani.

Ecco, ed è allora che è avvenuto. Sono entrata in quel rifugio post-atomico che è il mio bagno nei week end e sono stata colta da un raptus spaventoso, che mi ha strappato violentemente dalle braccia di Atena, dea della sapienza, per farmi possedere da Cif, lo spiritello demoniaco dei cessi. Ho iniziato a buttare compulsivamente nel cestino tutti i flaconcini vuoti che ormai collezionavo, a spruzzare di prodotto lavandini, bidet, tutto quello che incontravo nel mio cammino, a sbattere tappetini, a riordinare le creme e i profumi seguendo le sfumature di colore. Ancora indemoniata ho passato lo straccio sui tubetti di crema solare, che inutilizzati da tanto mi sembravano impolverati. Ho ammirato, con lo sguardo amorevole di una mamma ambiziosa che vede il suo pargolo premiato alla gara di spelling della scuola (americana ovviamente, io qua non le ho mai viste le gare di spelling), lo specchio perfettamente scintillante, che quasi mi sembrava non ci fosse, o che fosse liquido, o che ci potessi passare attraverso, ma forse quella era un’allucinazione perché avevo inalato troppe sostanze chimiche. E mentre strofinavo, lucidavo, spazzavo, piegavo, asciugavo completamente concentrata su quello che stavo facendo, credo di aver avuto una specie di illuminazione sulla via di Damasco, ho visto il tipo di persona che ero sempre stata e quella che non sapevo come sarebbe cresciuta, e dove tutti i caotici avvenimenti di questo funesto duemilaedodici mi avevano portato e avrebbero continuato a portarmi. E anche se non mi è proprio passata la vita davanti agli occhi, né ha preso forma e colore nella tazza del water in una versione dei poveri della madeleine proustiana, la realtà si è palesata in maniera evidente: sta succedendo.

Dopo anni di finto indipendentismo, di snobismo, di schizzinosaggine, di pretese intellettuali totalmente distaccate dal mondo, sto diventando quel tipo di donna. Quella che si rimbocca le maniche letteralmente, non metaforicamente. Quella che inizia a occuparsi anche delle cose pratiche e le vuole fare bene. Quella che vuole riportare un pochino di ordine, da casinara che era prima. Quella che inizia a fare le cose con amore, invece di stagnare accidiosa su un divano. Quella che esce dal suo guscio per prendersi cura di qualcun altro oltre a lei, quella che si sforza di allargare i propri orizzonti per comprendere meglio quelli altrui, quella che ricomincia a fidarsi delle persone. Quella che capisce che non sono fredde valutazioni a decidere che tipo di persona è, quella che preferisce stare bene con se stessa e leggere l’approvazione negli occhi delle persone a cui vuole bene piuttosto che negli occhi di un professore. Forse mi sto rammollendo? O sto diventando “migliore”, come mi ero ripromessa da mesi, pur sapendo che l’equilibrio è sempre e solo una frazione di secondo in una vita intera? Stava già accadendo, presumo, in quel momento in cui, io che sono competitiva fin dalla nascita, ho gioito perché qualcuno era più bravo di me. E di sicuro era già in atto quando non mi importava più avere un buon voto a tutti i costi ma saper riconoscere i miei limiti. Si diceva che quest’anno avrebbe portato grandi cambiamenti, e oggi sono stata capace di passeggiare da sola senza sentirmi sola. E mi sono sentita orgogliosa di quelle superfici perfette che avevo ottenuto mettendomi lì, da sola, a sfregare per bene, come se potessi cancellare così anche quelle macchioline che mi porto dentro da mesi.
E tutte queste riflessioni mentre stavo semplicemente eliminando una matassa di capelli dalla spazzola, che a vedere quanto li ho folti nessuno crederebbe quanti ne perdo, roba che se esistesse una Banca di Donatori di Capelli per Calvi – e forse esiste e non se sono informata – io avrei la tessera di socia onoraria.

E poi sì, a breve succederà anche che mi fermerò davanti a quella vetrina in centro, quella che mi ha sempre annoiato a morte, e mi commuoverò davanti a quel perfetto servizio da dodici in finissima porcellana.