Roba Trash: Capitolo Primo

Dicono che quando si ha il blocco dello scrittore ci si debba obbligare a buttare giù qualcosa per forza. Niente formalità, niente acrobazie sintattiche, niente contenuti. Le prime parole che ti escono dalla tastiere e via, dopo un po’ gli ingranaggi riprendono a funzionare e dalla merda nasce l’oro, come diceva Marx. Credo. Io dubito seriamente che ci possa essere dell’oro da queste parti, ma la tentazione di sfruttare questo momento di inettitudine per esibirmi in esercizi di trash era troppo forte.

Si sa, e chi non lo sa lo andrà a scoprire adesso, che io sono snob e ipercritica pur senza averne il titolo. Sono una Piantagrane ed è scritto nel mio DNA che io alzi gli occhi al cielo davanti a tutto. Chi mi conosce poi non mi può più sentire da tanto mi scaglio contro certi tipi di “autori” che è poi come sparare sulla Croce Rossa, è vero, ma ciò non mi rende meno inoffensiva. In sostanza non ho mai messo in fila di mio più di una pagina, ma amo da morire sbuffare davanti a particolari copertine rosse con bicchieri bianchi sopra, e sì ci siamo capiti. Leggere qualche brano del suddetto romanzo mi ha ispirata: come deve essere partorire una dopo l’altra delle frasi così intrise di morale comune e dozzinale? Come ci si deve sentire a inventare un personaggio talmente lontano dal nostro essere, addirittura di sesso opposto, e non capire una mazza di quello che dovrebbe sentire?

E quindi sì, ci ho provato. Mi sono messa d’impegno – perché ragazzi, vi giuro che è DIFFICILISSIMO – e ho scritto una paginetta, infilando parole totalmente random come margherite in una collana. Dopo un po’ una tira l’altra, come le ciliegie (già, mi è rimasto addosso qualche stralcio di qualunquismo). Mi devo ancora liberare della sensazione fastidiosa che si è impadronita di me, il senso di onnipotenza che mi ha fatto pensare di poter continuare all’infinito con una serie di banalità casuali, trite e ritrite o vagamente rielaborate per sembrare ancora più stupide. Il risultato è scarsino, e io mi chiedo: perdo qualcosa? Se fa schifo, e ho ben imitato, allora ho sempre avuto ragione, chiunque può esserne capace, un po’ come dire <<Se questo prende 10.000 euro allora anche io>> davanti a una “Caccola su tela” alla galleria d’arte. Se fa schifo e oltretutto non c’entra niente, io vinco su tutta la linea lo stesso: vuol dire che per quanto pessima non mi abbasso a tanto. Oppure è ancora peggio, ma mi so ritirare in buon ordine, fidatevi.

Gente, qui c’è la prima puntata della mia Roba Trash – ho guardato qualcosa come dieci minuti di X Factor solo per sentirli fare un violento e improprio (ab)uso della parola trash, quindi mi sento in dovere di ristabilire l’ordine – per le vostre risate matte o i commenti crudeli e stroncatori. Non mi sono mai sentita così sporca e meschina. Ma se ne volete ancora, ve ne darò sempre di più.

Il mio nome è Byron, come il poeta mi hanno detto, ma non so bene chi sia. Non sono mai stato attento a lezione, per me l’unica vera scuola è la vita. Solo assaporando ogni istante, come la brina ghiacciata della mattina che ti impregna il calzino attraverso la leggera scarpa di tela, ecco, solo così si impara davvero.
Le storie più importanti te le cantano le cicale alla sera, mentre stai sdraiato nella neve e conti le stelle, nei loro disegni infiniti e imprevedibili.
Amo la schiuma del cappuccino. Ti obbliga a leccarti le labbra dopo, e se sei fortunato qualcuno davanti a te ti fisserà, e sarà la persona che hai sempre cercato, proprio lì al bancone, e saprete di appartenervi l’una all’altra. Quando sono di buon umore, mi ci faccio mettere il cacao sopra.
Qualche volta bisogna concedersi dei regali, degli attimi solo per noi che rendono la giornata speciale. Il battito d’ali d’una farfalla, sapendo che vive quell’unico infinito minuto prima di morire, non è forse meraviglioso? Vedere il polline trasportato dal vento, riuscire con gli occhi umani a cogliere un tanto minuscolo miracolo, non è la gioia più grande?
Nessuno capisce appieno i sentimenti. Appartengono a un’altra dimensione, sovrumana, che solo con il cuore possiamo raggiungere, ma noi non abbiamo mai il coraggio di ascoltare il cuore. Anzi, di sentire il cuore. Ascoltarlo vorrebbe dire limitarsi al semplice palpitare ritmico, al contare le contrazioni e dilatazioni in cui si concentra il mistero della nostra esistenza. No, dobbiamo sentirlo, respirarlo, lasciare che la sua voce calda e sensuale ci guidi alla scoperta di questo universo di sensazioni inedite, senza pregiudizi. Dobbiamo innalzarci verso i nostri sentimenti come il fumo azzurino di un narghilé si apre verso il cielo in voluttuose volute.
Una volta ho visto un film ambientato in Oriente. I colori vivaci, gli elefanti, le donne esotiche che agitavano i sonagli appesi ai loro fianchi al ritmo di una musica che veniva loro da dentro mi hanno aperto gli occhi. Il protagonista era un santone, e continuava a ripetere che tutto quello che dobbiamo fare è abbattere le nostre barriere mentali, e troveremo la felicità là dove la terra e le nuvole si toccano. Quanto è vero. L’orizzonte è una linea immaginaria, come la linea tra le labbra. Questo significa nessun confine.
Tutto ciò per farvi un po’ capire chi sono io, che senso intendo dare alla mia vita, come gira il mio mondo tanto incomprensibile ai cosiddetti benpensanti. Se volete farci un giro non avete che da bussare, togliervi le scarpe della diffidenza e permettervi di pattinare lungo i lucidi parquet dell’apertura mentale.

Seguitemi. 

Si ringrazia il mio manuale di diritto commerciale per aver prestato il didietro.

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2 thoughts on “Roba Trash: Capitolo Primo

  1. Aspetto con ansia la parte in cui il protagonista,incallito sciupafemmine che non si è mai innamorato,trova Lei che gli cambia la vita e gliela rivolta come il calzino impregnato dalla brina ghiacciata della mattina che dopo l’uso è stato messo ad asciugare sul termosifone (vè che bella immagine poetica ti ho fornito!)

    1. Quel momento arriverà, ma prima deve compiere il suo cammino di crescita interiore, perché il terreno deve essere ben arato per permettere ai semi di un nuovo amore di crescere fertili e rigogliosi (c’è un po’ di biblico in questo). In ogni caso quando il nostro eroe sarà pronto mi ricorderò della tua immagine, con tuo copyright ovviamente!

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