Un po’ di ovvietà

Ma ve l’ho mai detto che sono un po’ umana anche io, e non sono solo una rompicoglioni che scrive cose a caso che leggono in tre? Insomma, la parte umana di me, quella che accetta di non essere un robot esibizionista e arrivista ultimamente è un po’ (più) scalcagnata (del solito). E’ che è un anno di svolta, questo, lo diceva anche la Parigina, ma in realtà sembra che tutto questo cambiamento non intenda coinvolgere la sottoscritta, a cui sembra sempre di essere allo stesso identico punto da vent’anni.

E’ che tutti partono, tutti iniziano una qualche Nuova Vita, una Nuova Esperienza. Già l’anno scorso c’era stata qualche fuga, ma adesso sembra che non ci sia una persona tra i miei contatti Facebook a non essere in Erasmus, comprese la Biancamaria e la Uma, entrambe in Francia. Tutti se ne vanno, e io, da brava Piantagrane, me ne rimango nell’Umida Cittadina di 100.000 anime. Ufficialmente è perché io sono innamorata della Gran Bretagna, e la mia facoltà non contempla scambi con la dolce Albione, ma non posso non chiedermi se è anche un po’ colpa mia, se sono anche un po’ codarda io. Sono qualcosa come sei anni che mi ripeto che è ora di cambiare qualcosa, e alla fine tutto rimane poi com’è. Non ci vuole tanto, eh. Vuol dire smettere di farsi solo castelli in aria, e formarsi un po’ di spirito critico. Vuol dire smuoversi dalle ridicole posizioni infantili, parlare anche quando non pensi tocchi a te farlo per prima. Vuol dire accettare ogni tanto un no, specie se farlo equivale a salvare qualcosa di comunque fondamentale (tipo un’amicizia, per dire). Progettare ma non programmare ogni istante, assaporare quello che viene un po’ come capita, avere una linea generale e poi improvvisare. Liberarsi dal perfezionismo, da quell’agghiacciante morsa allo stomaco che ti obbliga a essere la migliore: non lo sei, quindi rilassati. E’ così semplice. Rilassati. Permetti a quel pezzetto che riesci ad apprezzare di te di venire fuori, senza paura di essere rifiutata. Sono sempre le stesse cose banali che ci si ripete da una vita, un po’ come quando ci si dice che bisogna amare le piccole cose. Ah-ah, che noia. Poi però la crosta della crème brûlée la rompo proprio come fa Amélie, gustandomela, e dopo sono sempre contenta.

E’ che pure Lunicostronzochemilegge è stato a Londra; la Lily è appena tornata da Parigi e ha coronato il sogno di andare a Disneyland, e a forza di  vedere foto voglio vivere un pochetto anche io. Ho iniziato un po’ a scegliere qualche meta, a farmi venire qualche brillante idea su cui fantasticare per i prossimi mesi invernali. Ho trovato qualcosa che amo in un posto che amo, e non vedo già l’ora, ma per scaramanzia non voglio ancora dire niente. E in tutti questi movimenti, oggi, a nemmeno un anno dalle mie prime peripezie con il corso di danza, mi è stato detto che la mia classe, rullo di tamburi, metterà le punte. Questo significa che per non rallentare le altre anche io, ultima arrivata nonché fanciulla con due piedi e due braccia sinistre, dovrò comprarmi le scarpette che fanno toc-toc sul pavimento. In un certo senso, è poi una specie di viaggio anche quello.

sono soddisfazioni.

[Ah, e per la serie piccole gioie della vita: accanto a me c’è un certo nuovo nuovissimo romanzo. Questa signora inglese ha cambiato la mia vita. Non l’ho ancora iniziato, ma solo a vederlo mi si scalda il cuore. E’ come tornare a casa, anche senza Hogwarts.]

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