Dieci ottimi motivi per mandare qualcun altro a fare la spesa per te

Molte delle persone che stimo amano andare al supermercato. Mi hanno parlato di come siano luoghi confortevoli, come sia soddisfacente trovare tutto quello che si cerca; per certi è un vero e proprio rifugio per l’anima, dove recarsi quando c’è bisogno di pensare ad altro. Ecco, per qualche incomprensibile motivo, a me questo non succede: appena le porte automatiche si aprono io non sento il farfallìo nello stomaco, non avverto la scossa elettrica del Vero Amore. A dirla tutta, già quando dal finestrino della macchina vedo profilarsi la sagoma bassa e lunga dell’edificio in questione mi prende un certo male esistenziale, lo stesso di tutte le volte in cui siamo costretti a fare qualcosa che non ci va, come andare dal dentista, all’anagrafe, alle Poste, a Messa. Semplificherò:

1) Odio la folla. Già due persone con un carrello rendono il mio passaggio difficoltoso.
2) Sono pigra, questo si è già ripetuto. Di conseguenza, l’idea di farmi la fila alla cassa, riempire i sacchetti, caricare i sacchetti in macchina, arrivare a casa, scaricare la macchina, caricare l’ascensore, scaricare l’ascensore, portare in casa, sistemare i prodotti, insomma mi alletta quanto fare le valigie (sì, io sono una larva disgustosa che passerebbe l’intera esistenza spiaggiata da qualche parte senza muovere un dito).
3) Da quando ho visto la puntata di Desperate Housewives in cui una pazza psicopatica tradita dal marito irrompe nel supermercato con una pistola e prende i clienti in ostaggio, inutile dirlo, sono terrorizzata dall’immagine di un blitz proprio mentre mi faccio la mia spesa settimanale.
4) Nonostante la mia ossessione per programmi impossibili da rispettare di qualsiasi tipo – roba che ho ritrovato quaderni su quaderni delle superiori tutti schematizzati “ore 16-18,30 = studio mate. ore 18,30 – 19,30 = doccia. ore 19,30 – 20,00 = RELAX” – sono del tutto incapace di organizzare il menu della settimana. Non riesco a pensare razionalmente a cosa vorrò mangiare tra cinque giorni, quindi tutta la cerimonia della spesa si riduce a un prendere a caso cibi che in quel momento sembrano farmi voglia, ma quando verrà il momento di gustarli non mi interesseranno più.
5) I sacchetti nuovi puzzano. Lo so che sono ecologici, e io non vorrei fare mai nulla contro l’ambiente. Però è innegabile che il loro odore mi fa venire il voltastomaco, e oltretutto ho sempre paura che non reggano le lattine di birra.
6) E’ quell’ora che potrei passare facendo cose più interessanti.
7) Passare davanti al reparto Detersivi – Cose per la Casa – Stracci Inutili che Dio Solo Sa Perché Ne Servono Così Tanti mi fa realizzare tutte le volte che sono un’inetta, e che quando dovrò mandare avanti una casa tutta mia le lavatrici non si faranno da sole per magia come mi piace credere succeda dai miei genitori; i vari Dash, Sole, Morbidello, AvacomeLava non si moltiplicheranno nell’armadio delle scope mentre non guardo, e un giorno che non dovrebbe essere tanto lontano sarò io a lavare i pavimenti, i bagni e persino a stirare.
8) Se si prendono i surgelati bisogna correre a metterli in freezer, invece di lasciar vegetare i sacchetti nel bagagliaio come mi verrebbe naturale fare appena ritorno dalla mia faticosa missione. Sì, per concedermi una pausa e non fare subito tutto lo sporco lavoro di import/export di cui al punto 2).
9) Se ho una lista da seguire, per qualche motivo salterà sempre qualcosa in più di assolutamente necessario da cercare, e il tempo previsto raddoppierà inesorabilmente.

Last, but not least:
10) Far la spesa è esattamente quel tipo di cose che le coppie adorano fare. E di conseguenza, quando la fai da sola fa schifo, perché non è che puoi sempre parafrasare Woody Allen su masturbazione. Che dici, “E’ fare la spesa con qualcuno che amo”? No, è stare per  fattacci tuoi, tu e il tuo stupido carrello indipendentista che si ribella al tuo volere, tu e il reparto Libri di Infima Lega subito prima delle casse che già da chilometri di distanza vedi nonostante la miopia i titoli in rilievo “L’amore quando non lo aspetti”, “Un amore rosa shocking”, “Se non fosse mai stato amore”, “Omicidio a BoraBora” – ci sono anche i thriller. E’ un girone infernale, ma per una coppietta, oh, è il paradiso! Sì, dai, quel gusto di fare “le piccole cose insieme”, “condividere la quotidianità”, “fare le prove generali per quando avremo una famiglia da portare qui il sabato pomeriggio (ugh!)”.

Certo, ci si scioglie il cuore proprio. Come i surgelati.

Quelle intenzioni buone da lastricarci le strade

Un po’ di tempo fa mi è stato chiesto un post, che io non riesco a scrivere. Capita ai migliori di bloccarsi, figurarsi alle mezze calzette come la sottoscritta. Insomma, io sono qui, che leggo e rileggo le righe che ho scritto e mi sento male, perché non mi piacciono ma non ho idea di come renderle piacevoli. Mi sento un peso opprimente sul petto tutte le volte che mi accingo a lavorarci, e cavolo, questo blog lo scrivo perché mi piace, non è uno di quei temi delle vacanze che evitavo tutta l’estate finché non mi ritrovavo a scarabocchiarli in brutta la notte prima dell’inizio della scuola. Quindi continuo a tenere il mio post a lavorazione infinitesimale in stand-by ancora per un po’, non posso costringermi punto e basta.

Del resto, qualcosa bisogna che io lo faccia: da un po’ di tempo ogni mia iniziativa muore sul nascere, e la mia giornata si traduce in una logorante oscillazione tra letto e computer e macchinino per gli addominali – che, tra l’altro, si staranno pure fortificando, ma i chili non diminuiscono e la mia dieta continua a farsi fottere ripetutamente e con gusto un po’ perverso. Ma io non sono depressa, come potrebbe pensare qualcuno vedendomi svaccata tra lenzuola sfatte, in una camera che meglio non entrarci perché Babilonia in confronto era un giardino zen, smangiucchiando yogurt al miele, in tuta da ginnastica e capelli legati alla nido di vespe. Ecco, lo state pensando anche voi. La sapete la verità, la sapete, eh?

Sono fottutamente pigra.

Semplice, efficace. Sono pigra e non riesco a fare più niente, ed è per questo che mi sono seduta al computer – oltre che per controllare le notifiche di Facebook, ehm – obbligandomi a scrivere qualche stupidata a caso giusto per non perdere l’allenamento. Sì, state leggendo qualcosa che non capite dove andrà a parare semplicemente perché se non butto giù qualche parola rimarrò incapace a vita. Che sia una lezione: mai più pigrizia. E dato che a settembre ricomincia il semestre ed è tutto un rifiorire di quaderni nuovi, migliori intenzioni e buoni propositi, io in questo semestre:
1) Farò attività sportiva, oltre al mio saltellare qua e là con delle scarpette rosa fingendo di non essere un elefante in body. Sapete, no, l’evergreen del “Quest’anno mi iscrivo in palestra?”. Proprio quello.
2) Cercherò di seguire una dieta equilibrata, decisa insieme a una dietologa vera e non inventata da me e dalle mie malsane teorie nutrizionali – e l’importante è sapere sempre quando è permesso sgarrare.
3) Mettere in ordine questo centro di entropia permanente che è la mia camera, e mantenerla ordinata, in modo che divenga sinonimo di una mente ordinata.
4) Scrivere finché non esce qualcosa di davvero buono, di cui andare fiera, che mi faccia prendere un po’ più di fiducia in me stessa.
5)…Il classico “studiare volta per volta” vale? Anche se so che QUESTO è davvero impossibile?

Facciamo che questo è l’inizio, aggiungerò in itinere altri nuovi obiettivi, altre sfide a cui questa indisciplinatissima Piantagrane dovrà sottoporsi per vincere quella sua schifosa pigrizia congenita. E per mostrare che faccio sul serio, chiudo qua e vado a pulire, ascoltando i Blue per caricarmi, che li ho visti sulla Home di Facebook e non ho resistito a una passeggiata sul viale dei ricordi. One love gotta stay alive…Oooh I will survive.