Ci sono quei Momenti

Ci sono quei momenti che sono talmente perfetti che li vorresti mettere in un film, vorresti che tutti al mondo potessero vederli, assaporarli come hai fatto tu. Sono quei momenti fatti di paesaggi baciati dal sole, vento tra i capelli, musica giusta. Quelli fatti dei tuoi odori preferiti. Quelli che risuonano di quelle risate così belle, ma così belle, che pensi che quando morirai te le vuoi risentire nelle orecchie un’ultima volta, perché da quando hai visto Big Fish vorresti rivedere, in quel giorno X che ti fa una paura blu, tutte le persone che hai incontrato in un gigantesco inchino finale. Bene, tra le tante esperienze che vivi, tra i tanti splendenti fotogrammi di ogni avventura, poi trovi sempre un Momento che ti fa sorridere più degli altri.

Il mio momento di oggi ne ricorda tanti altri, ed è inutile negare che faccia parte di me. Sa di erba e ramoscelli sui vestiti, di camicie azzurre e di pantaloni di velluto che da vedere sono davvero tanto brutti, e addosso a te stanno ancora peggio, ma cosa ci vuoi fare. Sa di cenere, che chissà perché riesce a condire ogni pasto. Anche quelli freddi. E poi sa di aria pulita, di sbalzi di temperatura, di pomeriggi in calzoncini e sere con il maglione. E pensi che mentre sei lì i tuoi amici sono in vacanza al mare, e tu invece ti svegli alle sette del mattino, tasso di umidità del 110 %. Pensi che ti stai lavando poco, e che stai faticando tanto. Poi però qualcosa ti frega, e alla fine di tutto quello che pensi davvero è: lo rifarei. Due anni fa, un Momento molto simile mi aveva portato a pensare al mio verso preferito dei Baustelle. Calzava a pennello, e oggi, dopo questi 730 giorni esatti (perché in effetti era il 7 di agosto e non il 6), mi rendo conto che vale, sempre. Questi 730 giorni si sono presentati con nuove persone, e se ne sono andati con altre, hanno portato tasselli sempre nuovi del puzzle più incasinato e folle che abbia mai visto, che oltretutto non mi hanno mai divertito poi così tanto; ma alla fine di tutto, sono di nuovo qua, con le stesse emozioni, le stesse sorprese, certe volte così simili che quasi sembra impossibile, uno scherzo di quell’amabile bastardo che è il Destino – che chi ci crede? – o il Karma, o come si chiami quella cosa che si diverte a giocare con il mio puzzle e a sparpagliarne i pezzi. Forse è semplicemente che qualche cartoncino lo avevo perso, come succede sempre, quando ti rimane quello spazio frastagliato in mezzo alla Tour Eiffel, e allora mandi all’aria tutto e chissenefrega. E invece ecco che spuntano fuori da sotto il letto, dal cassetto delle calze, da quello sportello della libreria che non aprivi dal Mesozoico, quei tasselli maledetti. E poi sì, lo spazio vuoto si fa più piccolino, e magari aspettiamo ancora un po’ a cambiare gioco. E allora vedi che forse l’immagine che salta fuori è diversa, ma accidenti se potrebbe funzionare così!, e allora vedi che avresti potuto perdere qualcosa di più importante e che invece ti definisce più di quello che pensi, e rivedi tutti i sorrisi, risenti tutti i ciao, e rivivi quel giorno lontano che ti ha regalato lo stesso Momento, e poi fa ridere anche pensare alla somiglianza nei minimi dettagli di una situazione, come se Destino, Karma, Quellocheè ti stessero regalando degli extra, che già una volta ti avevano fatto questo numero, della serie “ci vogliamo rovinare”. E rimane qui ogni risata, in realtà, e porterò morendo quella gioia corsara con me.

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