Nonna Papera si lancia

Oggi mi butto su un genere un po’ nuovo, che mi tornerà utile quando butterò tutto all’aria e diventerò una foodwriter  (par. 5, “Cosa voglio diventare da grande”), ovvero una che passa la giornata a spentolare e scrive libri di ricette su carta lucida pieni di fotografie di lei medesima ai fornelli. Purtroppo la mia abilità nell’usare i termini tecnici si ferma a “montare a neve” e la grande conquista di quest’anno è stata la parola “impiattare”, quindi cercherò di supplire alla mia incompetenza con i sentimenti: per me il cibo ha una valenza alquanto spirituale, anche se vedermi mangiare non lo è particolarmente.

Non aspettatevi una ricetta, specialmente perché sono in quell’ora in cui si avverte quel certo languorino, ma la mia pseudo-dieta mi impedisce spuntini fuori pasto; quindi mi sto ingozzando di insipidi cracker light che non diminuiscono i sensi di colpa, e mettermi a scrivere di piatti luculliani aumenterebbe solo la mia permanenza in cucina con un pessimo effetto per la pancetta. Parlerò invece di una merenda che ha sapore d’infanzia, ma una che tutti storcono il naso quando ne parlo, e che deve essere alla vista più o meno allettante come il porridge.

Ieri sera sono tornata stanchissima e un po’ acciaccata da una soddisfacente giornata fuori porta con gli amici. Non essendo in piena forma, anzi, tutt’altro, i miei programmi consistevano in doccia e letto; dopo un po’, sentendomi vagamente meglio, ho iniziato ad avvertire un certo appetito, come mi succede sempre in via di guarigione. La dispensa era una desolazione, quando improvvisamente ho rinvenuto un pacco di biscotti saiwa, una risorsa incredibile. Vedete, mia mamma non è quel tipo di genitore che la mattina a colazione prepara pancakes, frutta fresca, marmellate, caraffe di succo d’arancia eccetera, quindi quando ero bambina, e le merendine erano finite, mi ritrovavo i biscotti saiwa da mangiare con la mia brava tazza di latte. Per rendere il tutto più interessante allora io creavo quella che, con grande sforzo etimologico, si è sempre chiamata La Pappetta. Ovvero sbriciolavo i biscotti dentro il latte tiepido zuccherato. E lo faccio ancora, a vent’anni quasi suonati. Mi sono piazzata in pigiama e coperta davanti alla televisione, mi sono sintonizzata su Sex and the City e mentre Carrie conosceva Berger io spezzettavo i biscotti. Per quanto mi sforzi di trovare qualcosa di più poetico, La Pappetta è la mia madelaine.

Mi riporta alla mente una P assonnata che va alle elementari, che ha paura dell’ora del flauto e anche per qualche nota sul diario che tiene nascosta alla mamma, ma prima o poi salterà fuori. Mi ricorda che ho avuto una bellissima infanzia, e che la mia memoria è piena di stupendi momenti. Con certi sapori è come tornare a casa davvero. Anche con certe Persone è come tornare a casa; ce ne sono alcune che magari conosci da poco, eppure ci hai lasciato accanto tutte quelle cose belle che ami di te, tutti quei pezzettini di biscotti saiwa, e quando ti ci ritrovi accanto è come se ci fossi sempre stata e ritrovi la vera te. Poi magari queste Persone se ne vanno, ma basta ripensarci per sentire un angolino da qualche parte nel cuore che si riscalda. Non è qualcosa che brucia, è più quel calduccio di quando ci si raggomitola sotto le coperte. E allora mi raggomitolo, cercando di ritrovare quel qualcosa che è andato perso per sempre, ma spero sempre di rincontrare, prima o poi.

Per sua definizione La Pappetta rientra tra i miei comfort foods e chissà che qualcuno non vinca l’aspetto poco invitante e lo provi.

LA PAPPETTA
Ingredienti:
250 ml di latte
biscotti saiwa q.b.
zucchero q.b.

Procedimento:
Scaldare il latte, senza portarlo a ebollizione, sennò poi ci si mette tre ore a berlo, e i biscotti si sciolgono. Zuccherare a piacere, poi frantumare i biscotti, in modo da ottenere pezzetti di varia grandezza, che andranno buttati nel latte effetto cornflakes. Cominciare a mangiare immediatamente – quindi sincronizzarsi con la tv: non iniziare la preparazione quando si sa che arriverà la pubblicità, o invece di gustarvela davanti al film la divorerete davanti alle strisce per la ceretta – in modo che i frammenti in superficie abbiano ancora una parte un po’ duretta, cosa che li rende più saporiti. Se si desidera, se ne possono aggiungere anche dopo. Effetti collaterali: riempie da morire.

Provare per credere.

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