Si prende e si va

Ebbene sì, sono in partenza. La destinazione è New York, che nella mia immaginazione è un po’ in bianco e nero, con tanto di Rhapsody in Blue di sottofondo e Woody, il mio Woody, che si domanda come cominciare il suo romanzo. A essere sincera, di tanto in tanto mi figuro anche nell’atto di prendere un taxi alla maniera di Carrie, ma della mia deformazione da Sex and the City mi sa che abbiamo già parlato.

Sono abbastanza eccitata all’idea. Primo, non sono mai stata in America. In effetti, non sono mai uscita dalla cara, vecchia Europa. Secondo, sto per affrontare nove ore di aereo (nove, proprio nove), Io, che mi facevo venire le palpitazioni per la tratta Milano – Parigi, volerò per nove ore di fila. Che dire, amo le sfide. Sono sicura che in un modo o nell’altro questo viaggio mi darà qualcosa, che siano bei ricordi, bei souvenir, o tante occasioni per riflettere. E’ il momento migliore, questo. Partire, staccare da tutto questo. La cittadina inizia a starmi stretta, signori. Sento il bisogno di aria, nuova e purificatrice. La primavera quest’anno non ha portato molta letizia, a dirla tutta, e una decina di giorni via dal mio mondo ordinario sono una benedizione.

Oggi ho affrontato la missione delle valigie, e già sono in ansia pensando a tutte le cose che mi sarò dimenticata. Io sono una frana in queste cose. E’ strano che, pur amando viaggiare alla follia, io non sopporti la fase dei bagagli. Dovrebbe farmi avvertire che l’attesa è finita, che il momento tanto pregustato è alle porte. Invece, è solo fonte di stress. Sarà che mi piace vivere senza farci troppo caso. E diciamocelo, io sono proverbialmente pigra. C’è una cosa che mi piace, però: scegliere i libri da portarmi dietro.

Sì, si prova un gusto notevole nel decidere se nostro compagno di poltrona in aereo sarà un giallo, un saggio, un classico. Ogni viaggio ha il suo romanzo. Per le mie nove ore di volo ho scelto Proust, un amico fidato, e il suo “Albertine scomparsa”: ora più che mai ho bisogno delle sue parole. A seguire, mi cimenterò con Simenon, illustre sconosciuto fino ad adesso, e infine una raccolta di articoli di Gay Talese, per “svecchiare” un po’. Di questi ultimi due New York è protagonista, e così potrò vedere in diretta le location di cui leggo (una mia piccola mania).

Ecco, nonostante le poche ore di sonno che mi aspettano, e le mie ridotte capacità cerebrali, come dimostra lo stile elementare di questo post, risento l’adrenalina salire. NYC sto arrivando!

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