Strage di San Valentino

Giustappunto, l’altro giorno parlavo dell’Amleto. C’è una scena, nell’Atto IV, dove vediamo Ofelia impazzita: il padre è stato ucciso, e l’amato l’ha respinta – alla fine è una reazione abbastanza ragionevole, siamo in una tragedia, no? Ecco, questa scena a me torna sempre in mente, in questo periodo dell’anno, perché, nel suo delirio, la ragazza intona una canzoncina, che fa pressappoco così: “Domani è il giorno di San Valentino, e al mattino presto, io che son fanciulla, vengo alla sua porta per essere la sua Valentina. Egli si alzò dal letto, si vestì, aprì la porta della camera, e lasciò entrare la fanciulla, che fanciulla non ne uscì“. Non è una gran traduzione, ma era per far capire il senso.

[L’originale:
Tomorrow is Saint Valentine’s day,
All in the morning betime,(55)
And I a maid at your window,
To be your Valentine.
Then up he rose and donn’d his clo’es
And dupp’d the chamber door,
Let in the maid, that out a maid(60)
Never departed more.]

In sostanza, domani è il giorno di San Valentino. Io personalmente domattina non ho intenzione di essere la Valentina di nessuno, al massimo spedirò un biglietto a quel povero Charlie Brown – mi ha sempre fatto tenerezza, lui e la sua irraggiungibile ragazzina dai capelli rossi. Ho trovato un’attività alternativa, se sarà un successo ve la racconterò.

Il fatto è che San Valentino non piace a quasi nessuno, sottoscritta compresa, quindi tutti ne parlano. Principalmente, per borbottare contro le coppiette felici. Un po’ di invidia c’è: io sono golosissima di cioccolatini, e non mi farebbe schifo trovare una confezione di Ferrero Rocher sullo zerbino.

Poi penso a Ofelia, sedotta e abbandonata, che canta “Avevi promesso di sposarmi, prima che giacessi con te! – L’avrei fatto, se non fossi venuta a letto con me!“, e mi si stringe il cuore. Nel nostro piccolo un po’ tutte ci siamo sentite Ofelia, penso. Non nella sua misura, per carità. Però diciamocelo: quando siamo innamorate, siamo anche cretine, e disposte a fare tutto, ma proprio tutto per chi amiamo. Magari, un giorno, se avrò tempo, se avrò voglia, vi narrerò una favola, che non finisce mica tanto bene, su una fanciulla, tutta presa d’amor per uno che non se la filava neanche di striscio. Non è un granché, ora come ora, ma se riesco a trovarci un fondo educativo, chissà.
Stavamo parlando di “Festa degli Innamorati”. Quindi anche di quelli che lo sono, senza essere ricambiati, o in segreto. Bene, non mi serve una festa per ricordare gli errori del passato. Voglio solo pensare al mio brillante futuro, quindi niente perdite di tempo a rimuginare, e la questione è archiviata.

Mi dispiace solo per i Ferrero Rocher, quelli li avrei voluti.

Mie considerazioni ciniche a parte, mi ricordo che quando, anni e anni fa, avevo il mio blog su Msn – come tutti – una volta avevo scritto un post arrabbiato forte sulla festa dei single, che non aveva tanta pubblicità come quella degli innamorati. E’ chiaro: avevo sedici anni, la prima grossa delusione amorosa alle spalle, ed era nata in me una certa acidità zitellesca, che non m’ha mai abbandonata del tutto, lei.

Adesso sono molto più serena, quindi mi dipingo un bel sorriso di circostanza, e faccio i miei cari auguri alle coppie felici, alle coppie che lo sono un po’ meno, a chi coppia non è, perché non si sa mai.

Però, fatemi un favore. Basta con la pubblicità dei Baci Perugina. Ogni volta che parte, un pezzetto dello scheletro di Jacques Prévert si sgretola.

Se vedo qualcun altro postarla su Facebook, altro che Strage di San Valentino.

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