La noia frutta parole

Oggi volevo scrivere di quanto io mi senta in colpa a studiare così poco per l’imminente esame di lunedì. Volevo parlare del senso di noia opprimente che mi ha fatto compagnia in questa giornata di vestaglia e pantaloni della tuta fucsia – credo un residuo della scuola media – e che, con vocetta maligna, mi ha sussurrato all’orecchio tutto il tempo: “Lassscia stare il libro… controlla facccccebook, c’è tempo, c’è tempo per sssssssottolineare e ssssssssscrivere i tuoi appunti” (chiaramente, ha la s sibilante, se no non è tentatore). Il mio nome non è Eva, però alle tentazioni non so resistere in egual modo.

E’ una fortuna, ora che ci penso, che non sia stata io Eva, sennò potevamo scordarci il “partorirai con dolore”. Sarebbe stato molto peggio, fossi stata io quella da punire. Molto peggio.

Comunque, oggi volevo parlare di quello, e invece parlerò di futilità.

Ad esempio, il mio ultimo post è a dir poco imbarazzante. Sembro uscita da uno di quei romanzetti per ragazze falsamente indipendenti, sì, quelli che ti insegnano come trattare con gli uomini, quelli che vengono da Marte, quelli che vengono da Timbuctu e quelli che vengono a fotterti e basta. Quindi, ci tengo a precisare: not that kind of woman. Non sono proprio io. Anche se mi sono appassionata alle vicende di Carrie (la serie, non i film). Anche se potrei scrivere un libro come quelli della Kinsella – ma non lo farò perché appunto morirei piuttosto di vedere il mio nome, destinato a cambiare il mondo, su una copertina rosa shocking.
Diciamo che qualche volta, come ogni essere umano, amo concedermi qualche momento di liberatoria frivolezza. Giusto i 40 minuti di una puntata di Gossip Girl, che ora però sta diventando peggio di Beautiful, quindi mi sa che tra un po’ lo mollo. E poi, per andare controcorrente, sono diventata una fan della coppia più sfigata possibile, e dato che non succederà mai, perché illudermi?

Un mantra che la gente dovrebbe ripetersi più spesso, oltretutto.

Ah, tra l’altro, io qui le sto provando tutte per scappare alla sua sorveglianza. Ma quel maledetto libro continua a chiamarmi. Dannazione.

Così imparo a farmi tentare.

Non vedo l’ora sia la settimana prossima, così potrò iniziare a scrivere cose profonde e annoiarvi di più di quanto mi sia annoiata io stessa, alla finestra a contare i fiocchi di neve.

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